GIORGIO ORTONA

Antologia critica

Tomaso Montanari
Echi di Speranza - Arte e memoria dell'Olocausto
Istituto Italiano di Cultura, Cracovia, 2025


...In tutto ciò, l'arte ha un ruolo speciale: come dimostra questa bella mostra, dovuta all'intelligenza e all'empatia di Salvatore Trapani, e alla illuminata sensibilità di Matteo Ogliari. Artisti testimoni della Shoah e artisti vivi oggi sono accostati, in un dialogo tra generazioni che è il senso più vero e profondo della memoria: fare risuonare le voci del passato in noi, voci vive nelle opere che appartengono al tempo (e, in alcuni casi, al luogo atroce) in cui sono state create, e voci e opere che nascono nel nostro tempo. Da una parte le opere che 'rappresentano' la Shoah la rendono attuale oggi, dall'altra esse accolgono una sedimentazione di sguardi che è il traliccio portante della memoria: attualità e profondità convivono, in un bilico vertiginoso che solo nell'arte è possibile. La muta poesis delle figure ha, infatti, un vantaggio sull'arte che dà forma alle parole: queste ultime devono dire l'orrore di Auschwitz, e nel farlo si scoprono immancabilmente incapaci di farlo davvero. Inevitabili: eppure in fondo inadeguate. Le immagini, invece, sono fatte della stessa materia di cui Auschwitz era fatto: la realtà tangibile con le mani, la realtà visibile con gli occhi del corpo. È per questo che, non costringendoci a passare per la razionalizzazione del logos, esse ci mettono di fronte all'abisso con una forza, e una esattezza, cui forse le parole, per quanto alte ed ispirate, non riescono ad ambire. E mentre continuiamo, generazione dopo generazione, a tentare di dire la Shoah in parole, dobbiamo anche continuare a mostrare la Shoah in opere: affinché la ferita continui a rimanere aperta, e sanguinante. Perché è invece dai tentativi di suturarla malamente attraverso l'oblio, che può partire la cancrena. Una cancrena che, troppi segni ormai lo svelano, sta già tornando.

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